Indian Wells entra nel vivo e, come spesso accade quando il calendario porta il grande tennis nel deserto californiano, il torneo comincia già a dare indicazioni importanti sulla stagione. Il BNP Paribas Open 2026 si gioca dal 4 al 15 marzo ed è uno degli appuntamenti più pesanti della primavera sul cemento, con uomini e donne impegnati nello stesso evento.
Per l’Italia, il bilancio fin qui ha due volti ben definiti. Da una parte ci sono le certezze, incarnate soprattutto da Jannik Sinner e Jasmine Paolini, ancora in corsa e capaci di tenere alto il livello azzurro. Dall’altra ci sono le uscite premature di diversi italiani, che lasciano un po’ di amaro in bocca ma confermano anche quanto Indian Wells sia un torneo durissimo, dove basta un passaggio a vuoto per finire fuori.
Il nome che continua naturalmente a catalizzare l’attenzione è quello di Sinner. L’azzurro ha iniziato il torneo con un netto 6-1 6-1 contro Dalibor Svrcina, una vittoria senza sbavature che ha ribadito subito la sua solidità sul cemento americano. Poi ha alzato ancora il livello nel turno successivo, superando Denis Shapovalov 6-3 6-2 e guadagnandosi gli ottavi, dove affronterà Joao Fonseca. Per ritmo, pulizia dei colpi e gestione dei momenti delicati, Sinner sta trasmettendo la sensazione di essere uno dei riferimenti assoluti del torneo.
Accanto a lui, la miglior notizia in chiave femminile arriva da Jasmine Paolini. L’azzurra ha vinto una partita complicata contro Ajla Tomljanovic, imponendosi 7-5 5-7 6-1 e conquistando un posto nel quarto turno. È un successo che conta non solo per il risultato, ma anche per come è arrivato: dopo aver perso il secondo set, Paolini ha saputo riprendere il controllo del match e chiudere con autorità nel terzo. In un tabellone WTA sempre imprevedibile, la sua continuità può diventare un’arma pesantissima per le ambizioni italiane.
Dietro ai due leader, però, il quadro si fa più discontinuo. Lorenzo Musetti è uscito di scena in modo inatteso, sconfitto da Marton Fucsovics 7-5 6-1 in un match che ha rappresentato una delle sorprese del tabellone maschile. Per un giocatore del suo talento e del suo status, era lecito aspettarsi qualcosa in più, soprattutto in un Masters 1000 che avrebbe potuto regalargli punti e fiducia.
Anche Matteo Berrettini ha vissuto un torneo a due facce. Il suo esordio era stato incoraggiante, con la rimonta su Adrian Mannarino per 4-6 7-5 7-5, una vittoria di carattere e sofferenza. Nel turno successivo, però, il romano si è fermato contro Alexander Zverev, che lo ha battuto 6-3 6-4. Resta comunque la sensazione di un Berrettini competitivo, ancora non al massimo della continuità, ma capace di stare dentro partite di alto livello.
Il cammino di Flavio Cobolli conferma invece la sua crescita, pur con uno stop netto al terzo turno. L’azzurro aveva superato Miomir Kecmanovic 3-6 6-3 6-4, proseguendo un periodo positivo, prima di arrendersi a Frances Tiafoe con un secco 6-1 6-2. La sconfitta fa rumore per il punteggio, ma non cancella il salto di qualità mostrato da Cobolli negli ultimi mesi.
Tra gli altri italiani, c’è da segnalare anche la prova coraggiosa di Matteo Arnaldi, che contro Carlos Alcaraz è riuscito persino a prendersi il primo set prima di cedere alla distanza. Il risultato finale racconta una rimonta dello spagnolo, ma anche un avvio di partita in cui Arnaldi ha dimostrato di poter reggere il confronto con uno dei massimi favoriti del torneo.
Nel tabellone femminile, invece, si sono fermate Elisabetta Cocciaretto e Lucia Bronzetti. Cocciaretto è stata battuta in due set da Karolina Muchova, mentre Bronzetti ha trovato sulla propria strada una Aryna Sabalenka molto solida, capace di concederle appena tre game. Due uscite pesanti, ma contro avversarie di primissima fascia.
Il punto, allora, è semplice: a Indian Wells l’Italia ha perso pezzi, ma non ha perso ambizione. Finché Sinner resta in corsa nel maschile e Paolini continua a vincere nel femminile, il torneo azzurro resta apertissimo. Uno porta con sé la sensazione di poter arrivare fino in fondo contro chiunque; l’altra sta confermando di essere ormai una presenza stabile ai piani alti dei grandi eventi. Nel deserto californiano, oggi, le speranze italiane hanno soprattutto i loro nomi.
