L’Australian Open 2026 arriva al bivio decisivo e, per l’Italia, il quadro è chiaro: Jannik Sinner è in semifinale, mentre Lorenzo Musetti esce in modo drammatico quando aveva già messo alle corde Novak Djokovic. Dopo i quarti, il tricolore resta aggrappato soprattutto al numero 2 del seeding, che continua a macinare tennis di altissimo livello e si prende un posto tra i migliori quattro di Melbourne.
Sinner, missione continuità: Shelton liquidato e semifinale “monstre” con Djokovic
Nei quarti, Sinner batte Ben Shelton 6-3 6-4 6-4 e lo fa con una partita “da campione”: ritmo alto, gestione perfetta dei momenti chiave e una sensazione costante di controllo dello scambio. Il piano tattico è stato evidente: togliere tempo allo statunitense, stressando soprattutto il lato sinistro e impedendogli di accendersi con le fiammate al servizio e di dritto.
La vittoria vale doppio perché spalanca la porta alla semifinale più attesa: Sinner–Djokovic. E non è solo una sfida di nomi: è lo scontro tra la solidità moderna dell’azzurro e l’esperienza del serbo, ancora in corsa per scrivere l’ennesimo pezzo di storia.
Musetti, che beffa: avanti 2-0 su Djokovic, poi il ritiro per infortunio
Se Sinner sorride, Musetti esce con l’amaro in bocca: nei quarti contro Djokovic era partito in modo straordinario, vincendo i primi due set 6-4 6-3 e dando la sensazione di essere davvero a un passo dall’impresa. Poi l’infortunio (problema alla parte alta della gamba/area ileopsoas-adduttori) lo costringe al ritiro sul 3-1 per Djokovic nel terzo set: una scena durissima, soprattutto perché la partita stava girando dalla parte dell’azzurro.
Al netto dell’epilogo, il messaggio tecnico resta enorme: Musetti a Melbourne ha mostrato un livello da top assoluto, capace di comandare e far male anche a un 10 volte campione del torneo, prima che il fisico lo tradisse.
Il percorso degli altri italiani: tra forfait, sorprese e occasioni mancate
Berrettini: forfait prima ancora di iniziare
Non c’è stato Australian Open per Matteo Berrettini, costretto al ritiro prima del debutto per un problema fisico (zona addominale). Una rinuncia pesante perché toglie un potenziale protagonista e, soprattutto, un’opzione “da Slam” in una parte di tabellone che spesso si apre con un paio di vittorie.
Cobolli: eliminazione shock al 1° turno
Tra le storie più amare del torneo azzurro c’è quella di Flavio Cobolli, fuori subito contro il britannico Arthur Fery (qualificato, molto indietro in classifica): un upset netto, che lascia la sensazione di un’occasione persa per fare strada e prendere fiducia.
Arnaldi e Bellucci: stop immediato contro avversari “di peso”
Matteo Arnaldi esce al primo turno contro Andrey Rublev in tre set, con il match che si indirizza presto e non gli lascia lo spazio per entrare davvero nello scambio.
Stesso destino per Mattia Bellucci, eliminato nettamente da Casper Ruud: partita complicata, poca continuità e troppi errori nei momenti in cui serviva aggrapparsi al match.
Sonego: derby perso con Musetti
Lorenzo Sonego saluta dopo il derby con Musetti, che lo supera in tre set (6-3 6-3 6-4). Un incrocio scomodo: quando “Muso” alza il livello, per molti diventa un muro quasi invalicabile.
Maestrelli: favola breve ma vera
Nota romantica: Francesco Maestrelli, all’esordio Slam, vince una maratona al primo turno e si regala il Centrale contro Djokovic, dove però il serbo è implacabile: 6-3 6-2 6-2. Resta comunque una storia da ricordare: qualificazioni, prima vittoria “major” e palcoscenico massimo.
Donne: Paolini si ferma, e nel doppio arriva la sorpresa
Nel femminile, Jasmine Paolini esce al terzo turno contro la giovanissima Iva Jovic (6-2 7-6): partita complicata, con l’azzurra che non riesce a girare l’inerzia nei momenti chiave.
Nel doppio, invece, la coppia Errani/Paolini (testa di serie alta) viene sorpresa dagli Australia Birrell/Gibson, un risultato che pesa perché toglie una delle cartucce più credibili per arrivare fino in fondo.
Cosa ci lascia questo Australian Open azzurro (fin qui)
- Sinner è il faro: performance pulita, solidissima, da favorito vero. La semifinale con Djokovic è un test “storico” per confermare lo status e puntare al titolo.
- Musetti ha alzato l’asticella, ma il fisico lo ha fermato nel momento più crudele: il livello mostrato resta un segnale enorme per il resto della stagione.
- Dietro, l’Italia paga tra forfait e uscite precoci: troppe eliminazioni immediate (alcune contro big, altre più “brucianti”), che riducono la profondità del gruppo nel torneo.
